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Everything disappears (except you)

Summary:

[dal testo]

“Ho sempre saputo che le possibilità di successo erano una su un milione. Poco male. Se fosse andata bene avremmo preso l’oro, altrimenti avremmo esalato il nostro ultimo respiro fianco a fianco. Avrei benedetto entrambe le eventualità. Vivere con te, morire con te – non aveva importanza.”

Work Text:

I passi rimbombano come esplosioni a mano a mano che avanzano verso il luogo che sta spacciando per nascondiglio e che gli farà da tomba. La presenza alle sue spalle, invece, è totalmente silenziosa.

I fantasmi non fanno rumore.

“Se sei qui per convincermi a non farlo, risparmia il fiato.” Martìn controlla per l’ennesima volta che tutto sia a posto: la porta fintamente sigillata, il carico di esplosivo, il pulsante di innesco. “Non che tu ne abbia bisogno, visto che sei morto.”

“Non sono qui per convincerti di nulla. So perché lo fai.”

“No.” La smentita viene fuori come un ringhio: sonora, feroce, carica di rabbia repressa – tutta quella che non ha potuto riversargli addosso mentre era ancora in vita. Non ha avuto nemmeno un corpo su cui indirizzarla (non ha avuto un corpo su cui piangere). “Non lo sai.”

Andrés si è sacrificato per prendersi la scena, per andarsene in un’ultima, roboante fiammata di gloria. Il solito bastardo egocentrico. Martìn ricorda che è stata esattamente quella, la prima cosa che ha pensato scorgendo il suo profilo elegante tra le strade di una Berlino gelida ed estranea. La seconda, che fosse l’uomo più bello su cui i suoi occhi si fossero posati.

“Da questa parte!”

Lui non lo sta facendo per se stesso. Non lo sta facendo nemmeno per la banda. Voleva salvare i suoi compagni, certo, e rispettare la parola data. Quando ha detto a Helsinki che non avrebbe perso nessun altro lo intendeva davvero. È compito di chi è al comando tenere gli altri al sicuro e, se necessario, fare loro da scudo affinché non vengano colpiti dai proiettili. Martìn non scappa dalle sue responsabilità (solo dai suoi sentimenti.)

“Presto!”

Voleva salvare la squadra, ma non è lei ad aver reso il suicidio che sta per compiere una prospettiva accettabile. Non è per lei che ha vissuto e non è per lei che smetterà di farlo. Non è lei che sta immaginando di avere accanto nei suoi ultimi istanti.

“Sono lì!”

“Sergio aveva ragione: non poteva funzionare.”

“Che grande scoperta.” Non c’era bisogno che fosse Sergio, a dirglielo, né nessun altro. Martìn è stato consapevole dei rischi dal primo vagito emesso dal piano fino all’ultimo calcolo effettuato per renderlo migliore. “Ho sempre saputo che le possibilità di successo erano una su un milione. Poco male. Se fosse andata bene avremmo preso l’oro, altrimenti avremmo esalato il nostro ultimo respiro fianco a fianco. Avrei benedetto entrambe le eventualità. Vivere con te, morire con te – non aveva importanza.”

“Prendiamo quei figli di puttana!”

Martìn stringe il pugno attorno alla leva e, finalmente, si volta. Un lampo di rosso balugina nel suo campo visivo. Per un momento pensa che sia sangue, poi realizza che si tratta di un lembo di tessuto.

Lo stesso che ha addosso.

Non avrebbero indossato quelle tute del cazzo, se fossero stati soltanto loro due. Non sarebbero stati dei Robin Hood travestiti da Dalì, ma solo Martìn e Andrés. Facce scoperte, istinto rampante, artigli sguainati; pronti a prendersi il bottino e a far inginocchiare il mondo intero ai loro piedi.

Ma non sono soltanto loro due. Martìn è solo con la polizia a un passo, solo come un cane rimasto senza il suo padrone, solo come è sempre stato.

Eppure---

“L’importante era che fossimo insieme.”

“Lo siamo.” Il calore che avverte lungo la pelle risulta talmente reale che è come se il palmo di Andrés fosse davvero adagiato sul suo viso. “Ti avevo detto che il tempo ci avrebbe fatto rincontrare.”

“Sfondate la porta!”

Il pollice di Martìn si piega e la bomba scoppia. Tutto scompare, eccetto Andrés.