Chapter Text
Andrea apre la porta di casa di Vittorio e si ritrova davanti il salotto vuoto. Oggi Daniele faceva il turno di mattina, per quello si era svegliato da solo nel letto della camera del suo ragazzo. Da quando Daniele si era ufficialmente trasferito a casa di Vitto, Andrea dormiva lì una notte su due. La scusa ufficiale era che a casa sua il rapporto con sua madre era insostenibile, e suo padre gli permetteva di dormire fuori per poter staccare da quel clima sempre teso. Andrea aveva colto la palla al balzo, e aveva spostato praticamente metà della sua roba in camera di Daniele, tanto che ormai trovava il letto del ragazzo più comodo del proprio.
Si aspettava di trovarlo sul divano, piegato sul computer a lavorare a qualche pezzo oppure a giocare alla play. Lascia cadere lo zaino non appena la porta si chiude e inizia a vagare tra le stanze, per scovare dove sia Daniele.
Si avvicina alla porta della sua camera, leggermente socchiusa, e si blocca.
Daniele è seduto, con la schiena appoggiata alla testiera del letto. Indossa dei pantaloni della tuta, senza alcuna maglietta, perché quel ragazzo è un termosifone vivente (anche se fuori ci sono a malapena 10 gradi). Ha su i suoi occhiali, che mette solo in casi di estrema necessità, ed è concentrato sul libro che tiene tra le mani, che Andrea riconosce essere quello da lui lasciato sul comodino. Illuminato da un flebile raggio di sole che fa capolino dalla finestra, ad Andrea appare tanto bello quanto vulnerabile. Rimane qualche istante a guardarlo, perché non capita spesso che Daniele Tramet mostri il suo lato fragile, e ad Andrea questo sembra proprio uno di quei momenti.
Sentendosi probabilmente osservato, Daniele alza lo sguardo e incrocia gli occhi di Andrea, che fanno capolino dallo spiraglio della porta.
-Che è vuoi ‘na foto?-
-Effettivamente sì- e prima che Daniele possa ribattere, Andrea sfila il telefono dalla tasca dei jeans e immortala rapido il suo ragazzo. Sa che quella foto la custodirà gelosamente.
-Vieni qua cretino- e Andrea non se lo fa ripetere due volte. Si sfila le scarpe e si fionda sulle labbra del suo ragazzo. Le mani di Daniele si infilano rapidamente sotto il crop top che ha deciso di indossare quella mattina e sente un gemito sfuggire dalle sue labbra. Si staccano per riprendere fiato dopo qualche minuto, oppure qualche ora, Andrea non saprebbe dirlo, perché quando è con Daniele esistono solo loro e basta, anche il tempo sparisce.
-Come è andata a scuola?-
-La solita rottura di palle. Che stavi facendo?-
-Scusa nun hai passato mezz’ora a spiarme? Forse servono a te questi- gli dice, cercando di infilargli i suoi occhiali sul viso
-No grazie. Poi se te li potessi rimettere magari…-
-C’hai un fetish per sti occhiali che nun capirò mai- dice Daniele, facendo però quello che Andrea gli ha chiesto -Comunque stavo a leggè sto libro di poesie che hai lasciato sul comodino. So’ belle-
Andrea sorride e risponde -Lo so che sono belle, è una delle mie raccolte preferite-
-Si ma tiratela de meno- e Andrea risponde con una linguaccia
-Ce stava una che m’ha fatto pensare a noi. Aspe che mo’ la ritrovo- e si mette a sfogliare il libro, mentre Andrea sente le farfalle in ogni parte del suo corpo. Fino a pochi mesi prima non pensava nemmeno che Daniele avrebbe accettato la sua identità, e pensare che ora esisteva un ‘noi’ e che Daniele vi dedicava del tempo e dei pensieri, rendeva Andrea estremamente felice.
-Eccola- Daniele interrompe il suo flusso di pensieri, e inizia a leggere a voce alta
- ‘è che dicevi le cose giuste
quando avevo bisogno
di parole giuste
e quando sorridevi
mi scardinavi l’anima
o quello che ne resta
poi
dormirti addosso
succedevano alcune cose
alcune meraviglie
tipo
che la mattina
ritenevo plausibile
l’implausibile
tipo quelle robe da film
da romanzo
tipo l’amore
tipo fare colazione assieme
tipo un mondo migliore’-
E sul viso di Andrea scendono un paio di lacrime, perché non si è mai sentito così amato e accettato.
Daniele si accorge dei suoi occhi lucidi, e subito si preoccupa ‘-Che è non ti è piaciuta?- dice, accarezzandogli un braccio
-No anzi, mi è piaciuta anche troppo. Grazie Dani- riesce a dire, prima di baciarlo, per cercare di trasmettergli tutta la su gratitudine.
Dopo poco, Daniele si scosta, rimanendo però ad un soffio dalle sue labbra -E’ che vorrei essere più bravo con le parole pe dedicarti delle belle canzoni d’amore-
-Beh, quella che mi hai fatto leggere l’altro giorno non era niente male. Certo, era un po’ da coatto…-
E Daniele si finge risentito e per vendetta inizia a prenderlo a cuscinate, come fossero bambini.
E Andrea non riesce a smettere di ridere, perché è davvero fortunato.
