Chapter Text
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These days I seem to think about
How all the changes came about my ways
And I wonder if I'd see another highway
[...]
These days I sit on cornerstones, and count the time in quarter tones to ten
Please don't confront me with my failures
I had not forgotten them
These Days, Nico
We tell ourselves stories in order to live.
The White Album, Joan Didion
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Non con un botto, ma nemmeno senza un gemito. Sembrava che la fine non fosse affatto arrivata per Spike.
Aveva detto che non andava da Vicious per morire e non aveva proprio mentito, ma Spike si aspettava comunque di trovare una risposta, o una qualche sorta di chiusura. Solo che non erano arrivate. Dopo tutto quello che aveva passato, non era arrivato niente. Pensava di aver risalito tutti gli scalini fino alla cima, ma l’unica cosa che l’aveva atteso era il falso scalino che l’aveva fatto capitolare fino in fondo, come fosse stato uuna partita cosmica di gioco dell’Oca.
Perlomeno, si sentiva come se fosse caduto molto in basso, e che avesse colpito ogni singolo gradino nel mentre. Quella era l’unica cosa che manteneva una sorta di forma. Il dolore, che gli ricordava che aveva senza dubbio un corpo. Sembrava proprio che venir sparato e accoltellato facesse fottutamente male. Solo la morfina, che gli era permesso di iniettarsela ad intervalli, gli permetteva di sopportarlo a malapena. Ma il problema della morfina è che lo non aiutava con la questione dell’essere vivo o morto. Si sentiva intrappolato in uno continuo stato di dormiveglia, senza essere sicuro che i dottori che si stendevano su di lui fossero reali, senza essere sicuro che Jet fosse reale. Decise dopo un po’ che Jet doveva esserlo, perché sembrava che gli parlasse tanto e Spike non gli piaceva pensare che il suo subconscio avrebbe scelto di manifestarlo così intensamente, anche se erano amici di lunga data .
C’era anche Faye, che all’inizio appariva a malapena, poi con abbastanza regolarità da essere sicuro che ci fosse veramente – anche se non contribuiva molto alla conversazione, nemmeno chiamandolo una testa bacata. Era divenuto chiaro che fedele alla sua persona, Faye non si sarebbe lasciata scappare niente. Pensò brevemente al perché si rifiutasse di parlare di ciò che era accaduto tra loro: era troppo imbarazzata, o lo faceva per il suo bene? A ogni modo, non gli ne importava molto. Un piccolo sollievo per lui.
Poi appena Spike fu abbastanza cosciente, inevitabilmente toccò a Jet di aggiornarlo, sul come fosse andato dietro di lui - non per fermarlo, ma solo per vedere. Sapeva da una soffiata di Bob che la solitamente lenta ISSP era ancora dispiegata ad investigare i corpi fuori L’ Annie’s, dandogli il tempo di raccattare Spike, non sapendo se fosse morto o vivo, ma scoprendo perlomeno che non ci sarebbero stati altri testimoni ancora in vita per collegarlo alla scena. Aveva portato Spike sulla strada al di fuori dell’ospedale e li aveva chiamati con la scusa di essere un poliziotto fuori servizio che si era imbattuto in una disputa per la droga avvenuta proprio lì all’angolo. Era una copertura flebile, ma li aveva condotti al tavolo delle operazioni perlomeno.
In aggiunta, Bob li aveva informati che si era sparsa il sospetto tra la polizia del coinvolgimento di Spike, ma non avevano prove o voglia sufficiente per seguire la pista. Dopo tutto, lui aveva fatto il loro lavoro in fin dei conti e adesso avevano un enorme ripulita su cui concentrarsi, quindi che cosa avrebbe portato un arresto nella mischia se non ad altre scartoffie? Ovviamente le rassegne stampa erano tutte concentrate a rassicurare i cittadini che si sarebbe fatto qualsiasi sforzo per catturare tutti i membri rimanenti del sindacato, ma nessuno aveva la benché minima fede in quei discorsi e il pubblico era rimasto ben soddisfatto nell’aver assistito la fine di tutti i Dragoni Rossi che contavano. E così la pista non ufficiale di Spike Spiegel era rimasta lontana dagli occhi, e lontana dal cuore. Sarebbe stato rilasciato dall’ospedale appena fosse scomparso qualsiasi rischio d’infezione, e prima che qualcuno si fosse insospettito, eccetto i pochi dottori che Jet aveva pagato appena avevano iniziato a chiedergli come mai non avesse il distintivo insieme al numero che aveva detto. L’unica cosa di cui ti potevi fidare su Tharsis è che ogni istituzione fosse corrotta.
L’intera storia era stata ricapitolata come una cosa così normale che chiunque non li conoscesse bene avrebbe giurato che a questo duo mal assortito, le ultime rimanenze del suo equipaggio, non gli ne importasse un fico secco. Era solo come un altro debriefing alla fine di un lavoro: Jet che raccontava il susseguirsi degli eventi con così tanta precisione da poter quasi vedere i proiettili sfrecciare nell’aria; Faye che si lasciava andare alla sua disgustosa abitudine di masticare le sue ciocche di capelli – una cosa fatta per farti capire che si stava annoiando – con la prontezza di una che non si era mai lamentata della (a sue parole) orribile tragedia che erano le sue doppie punte.
Spike non voleva essere toccato dai guai che aveva preso sulle loro spalle. Sentiva come se questi avessero cospirato con l’Universo contro di lui, per chiuderlo fuori dal suo destino. Il giorno in cui erano ritornati alla nave era stato di gran lunga il peggiore. Credeva che sapessero che sarebbe ritornato al fottuto punto a capo insieme a loro. Bene, eccoli tutti qui- ad eccezione del bambino e del cane ormai andati via, sembrava come se non fosse cambiato nulla. I due sembravano starsene con lui solo perché era una cosa che si erano ormai abituati a fare, come parte di una routine arbitraria.
Diavolo, che routine. O meglio, che Purgatorio. Adesso che non aveva più in circolo la morfina poteva sentirlo, l’immensa piatta pesantezza della noia che lo riempiva del tutto. Lo faceva sentire come se avesse mille anni d’età. E rimaneva lì non importa cosa facesse, qualora fosse un’ altra insopportabile sessione dei suoi esercizi terapeutici giornalieri o l’ascoltare a tutto spiano musica frastornante con le sue cuffie da quattro soldi fino a che le orecchie non gli fischiassero o vedere come il latte mandasse in poltiglia i suoi cereali.
Il tempo non era più una cosa che fluiva intorno a lui. Il tempo era un monolite inamovibile che lo copriva con la sua ombra. Il giorno che veniva dopo l’altro valeva un gran bel zero. E zero più zero valeva a un altro zero. Era sempre lo stesso ammontare di insensatezza. Sapeva che questa cosa l’aveva reso come un cliché, come una pessima imitazione uscita fuori dal Camus, ma non gliene importava molto. Se un cliché era qualcosa di vacuo così lo era anche lui stesso.
Si era ritrovato a cercare di provocare litigate senza ragione eccetto per trattarle come una sorta di esperimenti che sentiva lontani da se.
'Di che parlate tu e Jet, comunque?' un giorno esordì così, mentre Faye aveva iniziato a raccogliere rumorosamente la sua collezione di bicchieri usati dalla sua camera, senza nemmeno pensare a bussare. Era la prima volta che le aveva parlato senza che ci fosse Jet nelle vicinanze. Spike li aveva sentiti spesso sussurrare con fare cospiratorio quando loro pensavano che fosse addormentato.
Vide Faye irrigidirsi. 'State organizzando il vostro matrimonio o cosa?' rimbeccò poi.
Uno dei bicchieri aveva ancora dell’acqua rimasta dentro. Per un attimo si era preparato alla possibilità che lei la lanciasse a lui, ma Faye lo guardò soltanto, uscì fuori dalla camera, e tornò con un bicchiere bello pieno d’acqua. Gli piaceva proprio lasciarlo arroventarsi nell’attesa.
'Bevi questo e tornatene a dormire,' disse lei senza alcun tono nella voce.
Provò una strada diversa.
'Aspetta, no, fammi indovinare – Jet ti vuole adottare.’
Anche con questa cattiveria si era aspettato che avrebbe colpito nel segno, visto che quasi rivangava crudelmente tutta la storia della sua famiglia – ma quello che fece lei fu soltanto alzare un sopracciglio. Era una cosa curiosa. Si era sempre affidato sul fatto che fosse lei quella irragionevole.
‘Quindi di che parlate tutto il giorno, allora?’
'Non di te,' disse Faye. 'Se è quello che pensi. Adesso bevi l’acqua.'
Certo che l’aveva pensato. 'Non di me. Ma certo che sì. Va bene- allora, di cosa? Di Lucidalabbra? Parti di motore? Ma poi che cazzo avete in comune voi due, a ogni modo.'
Faye si corrucciò. Proprio quando Spike pensava di aver aver fatto centro con qualcosa, lei rispose con una voce onesta che non era ancora abituato a sentire:
'Ed.’
Non l’era aspettato per niente.
‘Immaginatelo, Spike,’ disse Faye, e la sua voce era rimasta ben misurata pure mentre posava con grossolana forza il bicchiere, con l’acqua che usciva fuori dai suoi bordi. ‘Sembra proprio che non tutte le cose in questo fottuto universo girino intorno a te.’
