Chapter Text
È facile tirarsene fuori.
Sarebbe facile.
Ripensando al passato, a ciò che lo ha condotto fino a quel punto, Mista non può che ripercorrere dolorosamente gli eventi che da Napoli lo hanno portato a Venezia, in Sardegna e poi di nuovo a Roma.
Quando dorme vede gli occhi di Diavolo, sente la voce di Diavolo.
«È l’ora?»
«Ah. Sì, lo è».
Si alza e sorride. Giorno lo guarda come se potesse leggergli in testa esattamente quello che sta pensando.
«Tutto bene, sì?»
«Certo».
Apre la porta a Giorno e lo lascia andare avanti e da quel momento non lo abbandona neanche un secondo. Tiene gli occhi puntanti sulla schiena del ragazzo, lo squadra dalla testa ai piedi. Deglutisce.
Ogni tanto ha come l’impressione che Giorno stia per voltarsi e di istinto si irrigidisce.
Sì, sarebbe facile tirarsi indietro, e forse quello è l’ultimo momento in cui può permettersi di farlo.
Alla fine del corridoio c’è un’altra porta, davanti alla quale Giorno si ferma. Mista si avvicina per aprirla per lui ma incontra la mano di Giorno già sulla maniglia.
«Ah! Io pensav–»
«Mista» gli dice Giorno con un sorriso obliquo «com’è che sei più nervoso di me?»
Mista toglie la mano dalla maniglia, lascia che Giorno apra la porta e nel frattempo cerca una risposta convincente. Il corridoio successivo presenta due finestre e Giorno si ferma esattamente nel quadrato di luce dorato della prima.
«Allora?»
Non è un comando ma per Mista è come se lo fosse. Vuole essere comandato. Vuole che Giorno gli dica che deve starsene immobile, che deve muoversi, che deve puntare, stare sull’obbiettivo. Ogni domanda di Giorno per Mista è un desiderio da accontentare. Sta impazzendo, ecco cosa c’è che non va. E quello è esattamente il momento per decidere il da farsi: accettare quello che gli sta succendendo oppure fuggire a gambe levate?
«È una giornata importante. Non sappiamo chi si presenterà. Qualcosa potrebbe andare storto».
Risposte telegrafiche che gli escono dalla bocca anche abbastanza convincenti. Del resto in parte è vero. Giorno sta per presentarsi come nuovo Boss e chissà cosa potrebbe accadere.
«Ma c’è altro» Giorno si avvicina e Mista cerca di non muoversi di un millimetro. «C’è altro che vuoi dirmi?»
«No».
«Mista».
Come temeva Giorno adesso si piazza esattamente di fronte a lui e lo scruta negli occhi.
«Va tutto bene» dice Mista.
Va tutto bene perché non può mentire di fronte agli occhi azzurri di Giorno che esattemente quello gli stanno dicendo: se continua a credere in quegli occhi andrà tutto bene. Per questo deve proteggerli.
Giorno non aggiunge altro e si volta.
Mista inghiotte un sospiro.
Codardo.
A dir poco.
Mista digrigna i denti. La voce di Numero Uno e Numero Due gli rimbalza in testa con piccole risate.
Facile a dirsi.
Allora vattene, codardo. Dice Numero Uno ancora ghignando. Lascia la tua principessa e datti alla fuga.
Non gli risponde e serra ancora di più i denti. Sa che quella storia della principessa è una provocazione.
«Ci sei?»
La voce di Giorno è ferma invece, senza alcuna risata in mezzo. Si accorge in quel momento che gli ha mentito. Giorno è agitato. Nervoso, anche se non sembra.
Sono immobili di fronte all’ultima porta che li sta per condurre nella sala in cui Giorno si siederà e tutti verranno a porre i loro omaggi. Stanno fermi lì e Mista prima si chiede se Giorno sta semplicemente chiedendogli di aprire la porta.
Ma poi capisce.
«Certo. Come sempre».
Allunga la mano e Giorno si scansa, credendo che Mista sia rivolto verso la maniglia. Ma invece gli afferra la mano.
«Ci sono oggi. E sempre».
Giorno fissa la sua mano in quella di Mista e lui stringe la presa.
L’ha fatto, lo sta facendo. Cerca di ignorare le grida di giubilo di Numero Uno e gli altri e alza invece lo sguardo verso Giorno. Lo fa con lentezza perché quello che troverà gli confermerà la sua scelta. Ha fatto bene a restare? Ha fatto bene a mettersi avanti, ancora più avanti. Perché quello non significa essere una guardia del corpo, non significa stare in prima linea. Non solo.
Poteva andarsene, Mista, ma ha deciso che tanto vale provarci.
Giorno sorride.
In quel momento, poco prima di aprire la porta, Mista decide che sì, il tempo potrebbe anche fermarsi di nuovo.
